Cari frequentatori della Villetta Comunale di Belmonte Mezzagno , lo so che mi conoscete bene, anche se a volte fate finta di non vedermi. Sono io, U CATU I MUNNIZZA, il secchio dell'immondizia, sempre presente e pronto a dare il mio contributo. La volete finire di ignorarmi! Sappiamo tutti che le serate in compagnia, tra chiacchiere e bevute, sono il momento perfetto per rilassarsi e staccare la spina. Ma, ehi, io sono qui apposta per raccogliere il "lasciato" di quelle belle serate! Perché allora ogni mattina mi ritrovo a fare il guardiano di bicchieri di plastica, lattine e cartacce che sembrano aver deciso di accamparsi tra le panchine e i cespugli, come se fossero parte dell'arredo? Mi piace pensare che, se vieni da me, anche tu vuoi una Villetta pulita. Magari ti distrai o pensi che qualcun altro si occuperà di raccogliere quei rifiuti, ma basta poco per fare la differenza. La Villetta, anche se ora è più frequentata da voi che dai bambini, è comunque un picc...
Due cose funzionano in questo paese (il mio), la raccolta dei rifiuti che si può migliorare e il silenzio, ma quanto è bello il silenzio… Una volta c’era un tale che lo chiamavano “Zittuti”, figlio di “don Cacaredda” e nipote di zu’ Cosa e za’ Nostra. I nonni ai tempi della mia giovinezza tiravano ancora le fila, sapevano indirizzarti, ti insegnavano a “campare” … poi siamo diventati tutti un po' più “sperti” e abbiamo deciso di farci da soli e lasciare i nonni al loro destino. In tutte le case dei nonni in tempo di elezioni c’era il via vai, chi poteva metteva sul piatto gli interessi della famiglia, poi c‘era “cu i facia parrari” e li lasciava “cu mussu ruci” o chi “ ci carduliava quattru paroli”, il “mondo” comunque girava attorno alla necessita di soddisfare interessi collettivi anche se di nicchia e clientelari. Il sistema è andato in cancrena e così abbiamo cestinato quel modello arcaico e patriarcale alla ricerca infinità di nuova linfa vitale. Purtroppo, tutto il te...
C’è un formicolio, che ogni tanto, sempre più di rado ultimamente, sale lungo il mio sopito corpo sino ad aprire una breccia in questa mente cristallizzata che mi ritrovo, regalandomi un’ebrezza istantanea e fuggente. Una sensazione di goduria, di piacere nel vedere aprirsi uno spiraglio di buona volontà, quella volontà collettiva che dovrebbe esplodere in un boato come un motore ruggente che arriva al massimo dei giri. Sono fumate bianche, insignificanti, non lasciano il segno come le decine, centinaia, migliaia di vite strappate a questo mondo giornalmente per l’incuria e il disinteresse generale. Svaniti nel nulla, persi e lontani dagli affetti riempiono gli annuari statistici, numeri morti su di un foglio di calcolo che si sommano agli invisibili morti di fame. Sarà che la morte mi fa paura, sarà che vorrei essere immortale ma pur rispettandola la detesto davvero. La vedo più come un ricongiungimento astrale e per questo la gradirei dolce e pacifica. Rabbrividisco al pensi...